“Il Capitale nel XXI Secolo” di Thomas Piketty

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Thomas PikettyNella nostra rubrica recensioni vogliamo proporre all’attenzione dei nostri lettori un interessante pubblicazione dell’economista francese Thomas Piketty, edito in Italia da Bompiani nel 2014 con il titolo Il Capitale nel XXI secolo, originalmente pubblicato in Francia da l’Editions du Seuil,2013, con il titolo “Le Capital au XXI siecle”.

L’opera è mastodontica e ricca di dati elaborati con sapiente attenzione, con lo scopo di rappresentare al lettore la situazione mondiale della ripartizione delle ricchezze, partendo dalla rivoluzione industriale del XVIII secolo fino ai nostri giorni. La novità di assoluto rilievo, anche scientifico, è l’elaborazione paziente e sagace di un’enorme quantità di dati economici e finanziari, raccolti da numerose e diverse fonti anche di natura istituzionale, che per la prima volta rappresenta la cruda realtà dei numeri; ne risulta un quadro desolante in termini di manifesta iniquità economica che interessa tutta l’area economica planetaria, senza eccezioni, mettendo in luce quello che molti lettori ed operatori avevano già da tempo intuito, senza però poter sostenere il proprio pensiero con l’evidenza di dati empirici oggettivi.

La prima “verità” che appare agli occhi dello studioso è che, nei fatti e con poche modeste differenze tra un Paese e l’altro:

  • il mondo è nelle mani di un gruppo di potenti capitalisti rappresentanti appena il 10% della popolazione e che possiedono alla data del 2.010 una quota della ricchezza mondiale che oscilla dal 60 al 70 per cento del totale, mentre il solo 1% manifesta una concentrazione di capitale che va dal 25% al 35%.

Per avere un’idea dei numeri che sottintendono a tali stime è utile sapere che il Capitale mondiale è in rapporto al Reddito totale (annuo) per un valore superiore a 6,5 volte, ovvero esso rappresenta più del 650% del Reddito.

Sarà ancora interessante conoscere qualche ulteriore dato:

  • nel 2012, il PIL mondiale in euro è stimato pari a 71.200 miliardi, con un reddito medio mensile pro-capite (per singolo abitante) di 760 €;
  • la distribuzione dello stesso dato per area geografica manifesta una enorme dispersione rispetto al valore medio (760 €):
  • Unione europea 2.040 €,
  • Russia – Ucraina 1.150 €,
  • Stati Uniti – Canada 3.050 €,
  • America latina 780 €,
  • Africa del nord 430 €,
  • Africa sub-sahariana 150 €,
  • Giappone 2.250 €,
  • Cina 580 €,
  • India 240 €,
  • Altri 570 €.

Orbene, se si considera la stessa dispersione dei dati intorno alla media calcolata per contesto geografico, la realtà è ancora più agghiacciante di ciò che risulta da una prima analisi: vale a dire che in Africa vi sono esseri umani che non dispongono neanche di 0,5 euro al giorno, praticamente sono in condizioni di povertà assoluta!!!

E’ così per l’India ed anche per la Cina, se si considera che in questi due Paesi la gran parte della popolazione è sostanzialmente esclusa dal processo di crescita economica (vale a dire centinaia di milioni di uomini).

In Francia, nel 2010, il 10% della popolazione percepiva una quota del Reddito nazionale superiore al 33% del totale, mentre negli Stati Uniti lo stesso 10% della popolazione possiede più del 47% del reddito totale.

Thomas Piketty spiega inoltre l’origine di tale grave sperequazione nella distribuzione della ricchezza, riconducendo la causa alla differenza riscontrabile tra il rendimento del capitale (r) ed il tasso di crescita dell’Economia, ovvero del reddito nazionale (g), su base annua: nel senso che se è r > g, la quota del reddito a favore del capitale è superiore al tasso di crescita (g), per cui l’accumulo della ricchezza diventa un multiplo del tasso di sviluppo del reddito (g), facendo crescere le diseguaglianze tra redditi da lavoro e di capitale; quest’ultimo nei fatti assorbe la quota maggiore della ricchezza prodotta dalla Nazione, con esproprio delle classi lavoratrici del frutto del proprio lavoro.

Dunque, ogni qualvolta il tasso di rendimento del capitale (r) supera il saggio di crescita dell’Economia della Nazione (g) si accentua la divaricazione della ricchezza tra la classe dei capitalisti e quella dei lavoratori. La cosa di per se è di agevole comprensione.

Ma in quali contesti ed in quali epoche si è determinata la “perversa” ed iniqua disuguaglianza r > g?

E’ qui lo sconcerto è davvero grande!!! Ed infatti, Piketty dimostra che a livello mondiale, dall’anno zero dell’epoca cristiana al 2.010, il tasso di rendimento del capitale(r) si è sempre tenuto al di sopra del saggio di crescita dell’Economia (g);

  • in particolare, nel primo millennio, a fronte di un tasso di sviluppo (g) di poco superiore allo zero per cento, il tasso r (rendimento capitale) assumeva valori intorno al 4,5%;
  • ed ancora così nell’intervallo 1.000-1.700;
  • tra il XVIII secolo ed il 1.820, il tasso di crescita incrementa allo 0,5% circa mentre il rendimento del capitale assume valori intorno al 5%;
  • nel periodo tra il 1.820 ed il 1.913, g è uguale all’1,5%;
  • e negli anni 1.913-1.950 si attesta poco al di sotto del 2%;
  • bisogna giungere nell’intervallo tra il 1.950 ed il 2.012, per registrare un tasso di sviluppo annuo di poco inferiore al 4%, con un saggio di rendimento del capitale superiore al 5%.

Le prime conclusioni ci dicono che nel corso degli ultimi 2.000 anni il capitale ha predominato incontrastato sull’intero pianeta, assorbendo il prodotto-valore risultato del lavoro di miliardi di uomini, lasciati vivere in condizioni di povertà e di indicibile indigenza economica, sanitario-igienica e morale; ed in effetti, per l’intera era cristiana il tasso r (rendimento del capitale) è sempre stato superiore al saggio g (tasso di sviluppo dell’Economia). E ciò anche dopo la tanto osannata rivoluzione industriale del XVIII secolo, speranza largamente delusa per miliardi d’individui sull’intera area planetaria, sino ai nostri giorni.

L’autore Piketty propone delle soluzioni interessanti al problema, sia in termini di politica economica che fiscale; ma è chiaro che dovrà mutare il clima politico mondiale se si vorrà definitivamente superare il tema della povertà per la gran parte della popolazione planetaria.

About Author

Dapprima Ricercatore e successivamente Professore di Finance and Banking presso alcune Università italiane. Manager di diversi istituti di credito e società finanziarie. Attualmente studia e ricerca tra Israele e l’Europa.

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