Etica ed economia: Amartya Sen

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La nostra rubrica recensioni pone oggi la propria attenzione su di una pubblicazione del premio Nobel per l’economia Amartya Sen, dal titolo Etica ed economia, edito in Italia da Editori Laterza, ultima edizione 2018 (versione originale dal titolo On Ethics and Economics,Basil Blackwell, Oxford 1987).

Nell’analisi condotta dall’Autore si pongono in luce due differenti approcci al problema dell’economia:

  • quello propriamente “etico”
  • e l’altro di tipo “ingegneristico”.

La visione etica trae la propria origine dal pensiero e dalla domanda socratica “come bisogna vivere?

Alla quale fa seguito l’analisi aristotelica che, ponendo al centro della vita umana la “politica”, fa rientrare nella sua sfera d’influenza la “economia”, ovvero la scienza della ricchezza, che Aristotele considerava un mezzo e non un fine in sé.

Nell’approccio aristotelico, ricorda A. Sen, la ricchezza non è il “vero bene”, ma un mezzo insieme ad altri per conseguirlo: bene individuale ma, ancor più importante, bene del popolo e della città.

Risulta chiaro in tale approccio l’importante ruolo svolto dallo Stato nell’Economia, funzione regolatrice e di attenuazione degli squilibri, naturali conseguenze dell’egoismo umano.

Le moderne economie, sottolinea l’Autore, hanno con il tempo totalmente perso di vista tali originali concezioni, trasformando i sistemi produttivi in “fosse per leoni”.

Si contrappone a tale visione quella “ingegneristica” (Leon Walras), che fonda la propria analisi sul presupposto della razionalità circa la spiegazione dei comportamenti effettivi degli individui in economia; lo scopo sarebbe quello della massimizzazione dell’interesse personale che trova attuazione in presenza di un’ottimizzazione dell’utilitarismo nei processi di consumo e di produzione. Da tale impostazione discende la cosiddetta “economia positiva”(quantitativa) che si oppone a quella precedente dell’”economia del benessere”.

Amartya Sen sostiene che i due approcci non sono sempre necessariamente in contrasto, poiché la legge economica fonda anche sull’utilitarismo e sulla razionalità nell’utilizzo delle risorse, secondo la regola del “minimo mezzo massimo risultato”; la sua versione è che l’inserimento di un approccio etico nell’analisi dell’economia quantitativa (predittiva) agevola i risultati e migliora l’efficienza economica del sistema.

Gran parte della letteratura economica ha fortemente criticato l’approccio razionale all’analisi dei comportamenti economici delle persone e sono molti gli autori che hanno dimostrato che troppo spesso le scelte sono in realtà irrazionali e fonte di “intelligenza emozionale”; a tale approccio si aggiunge quello di Sen che afferma che le scelte economiche individuali in molto casi esulano dal considerare gli aspetti utilitaristici e pongono invece le basi su considerazioni di natura prettamente etica: tra queste quelle maggiormente influenti sono l’altruismo e la sensibilità verso il bene comune e le altrui prerogative.

L’Autore si riferisce anche a quella parte della teoria che pone l’accento sul confronto “interpersonale di utilità”, ponendolo come elemento fondamentale dell’economia comportamentale, in antitesi all’analisi di quella predittiva.

Sen afferma che tale visione è “restrittiva” e limita l’influenza delle considerazioni etiche nei comportamenti economici individuali.

Tra gli elementi maggiormente influenti in senso etico vi è la “libertà di scelta” delle persone, fondata sul “diritto” di uno Stato realmente democratico, fattore presso che assente nelle odierne società.

Al riguardo, Sen rivaluta l’opera di Adam Smith, a suo parere travisata dalle analisi più ricorrenti, intravedendo nel lavoro del grande economista del XVIII secolo i fondamenti di una vera economia etica.

L’aspetto centrale dell’analisi del nostro Autore è che, da un punto di vista etico e morale, il concetto di “benessere” non coincide con quello di “utilità”, ovvero di ricchezza intesa in senso moderno.

Non sono pochi gli uomini che prediligono nelle proprie scelte esistenziali parametri ben diversi dall’interesse economico personale, come

  • lo sviluppo della conoscenza, i cosiddetti “incentivi intrinseci” ,
  • lo sviluppo dell’autostima ed
  • il rapporto solidale con il gruppo di appartenenza.

Sen pone estrema attenzione alla nozione di competitività meritocratica ma solidale, assegnando una notevole importanza a fattori sociali come

  • la formazione,
  • l’educazione e
  • le pari opportunità.

Dunque, dall’affermazione dell’economia del benessere non deriva negazione in assoluto del principio dell’utilitarismo, bensì mitigazione dello stesso offrendo centralità al concetto di solidarietà verso i meno dotati ed in posizione di svantaggio.

Tale azione, rinforzando il benessere del gruppo, in verità sostiene quello del singolo, rendendolo più ricco di una vita realmente benefica e colma di utilità, economiche e psico-emotive.

Il problema, secondo l’Autore, sarà superato per mezzo di un efficace processo educativo, teso a far comprendere agli uomini che

  • le scelte basate sugli interessi personali portano inevitabilmente al conflitto, aumentando la probabilità di future perdite in termini economici;
  • mentre il perseguimento del benessere comune (del gruppo) comporta vera ricchezza e stabilità delle condizioni esistenziali anche sotto il profilo strettamente economico.

About Author

Dapprima Ricercatore e successivamente Professore di Finance and Banking presso alcune Università italiane. Manager di diversi istituti di credito e società finanziarie. Attualmente studia e ricerca tra Israele e l’Europa.

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