Il ruolo della donna nell’evoluzione culinaria in Tunisia

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La reputazione che si costruisce progressivamente un paese su scala internazionale deriva, certamente, dalla sua  influenza politica, dal suo successo economico e politico, ma anche dalla sua competenza culinaria tradizionale.

Ora, in questi tempi di mondializzazione e modernismo, questa competenza manifesta sfortunatamente tendenza a scomparire, sacrificata sull’altare della restaurazione rapida e moderna. Queste tradizioni culinarie, frutto di un’antica eredità, hanno tendenza ad uniformarsi ed a perdere le loro specificità da un paese all’altro, sostituiti dalla preparazione di piatti senza gusto e senza sapore e che si ritrovano quasi  in tutti i fast-foods ed i ristoranti dei paesi.

Alcuni specialisti e ristoratori, coscienti della minaccia che grava sul patrimonio culinario tradizionale,hanno scelto di riabilitare tale cucina apprendendo e dominando perfettamente il condimento, la sottile alleanza delle differenti carni, delle spezie e delle verdure non che il metodo di cottura,e ciò, per ottenere dei piatti raffinati  e saporiti dalle eccezionali qualità nutrizionali.

In Tunisia, la competenza culinaria tradizionale, trasmessa da madre in figlia, ha permesso a numerose generazioni di regalarsi dei piatti succulenti realizzati al focolare con molta ricerca e delicatezza da delle  donne  promosse  “maestre” nell’arte di preparare ricette tradizionali della regione, ereditate dalle loro nonne e bisnonne ed  alle quali esse hanno aggiunto il loro tocco personale. La tradizione voleva, in effetti, che ogni madre insegni alla sua giovane figlia, nell’età di matrimonio, i rudimenti della cucina.

Dalla sua giovane età, la ragazza raccoglie questa eredità culinaria tramandata dalla sua bisnonna, al fine di acquisire questa delicata destrezza che farà di essa una perfetta padrona di casa. Essa apprenderà in tal modo, immersa nell’universo femminile della cucina, a dominare i secreti  di una “Marquit hout”, di un “Mderbel” cremoso o di un “Bnedeq” perfettamente riuscito che trasmetterà più tardi, essa anche, a sua figlia.

Ma l’introduzione della donna sul mercato del lavoro ha sconvolto questo rituale divenuto quasi immutabile  e che finirà per smussarsi nella maggioranza delle famiglie tunisine. Le priorità  in effetti sono cambiate. Si esige dalle ragazze il successo nei suoi studi universitari e nella sua carriera professionale, tanto che dominare perfettamente il ruolo di padrona di  casa è relegato in secondo piano.

Tuttavia, questa evoluzione dei costumi e questo  cambiamento nello stile di vita, che si caratterizzano come delle nuove costrizioni imposte dalle esigenze della vita moderna, non impedisce a talune giovani donne, malgrado una vita attiva ben svolta, di consacrare del tempo all’apprendimento della cucina tradizionale.

Rispondendo ad un desiderio di ancoraggio identitario  per alcune e ad un bisogno di evitare che un patrimonio culinario non sparisca per gli altri, questa volontà di acquistare le basi della gastronomia tradizionale  tunisina è ben presente, in effetti, sia presso le studentesse che le donne attive.

Io penso che sia essenziale di restare attaccato al sapere di un tempo e di preparare dei piccoli piatti gustosi e raffinati secondo la maniera in cui le nostre nonne e bisnonne  li preparavano. Una ragazza che già domina l’arte di preparare differenti stufati, minestre e tajines, come altri piatti tradizionali alla maniera del “Couscous” e di “Nwasser”, un piatto tradizionale molto difficile a preparare e che richiede una certa abilità.

“La gastronomia tradizionale  tunisina fa parte integrante della nostra identità. E’ grazie a mia madre che ho imparato a preparare questi piatti. Questo è fatto progressivamente  dominando la preparazione della carne, quali spezie utilizzare, il giusto dosaggio, i tempi di cottura. E’ diventato per me un gran piacere di preparare dei piatti per la mia famiglia”.

Preparare dei buoni piatti, è divenuto un rituale ed una vera festa familiare alla quale ciascuno prende parte per proprio conto,ciò ha contribuito a rinforzare i legami tra i membri della famiglia. La giovane donna dinamica, ama specialmente cogliere l’occasione delle feste per elaborare dei piatti della regione alla maniera della “Charmoula”, della “Kabama” o del “Malthouth”.

“Il nostro paese ha una grande tradizione culinaria, eppure non siamo riusciti ad imporre il marchio della cucina tunisina a livello internazionale. La cucina tunisina è un attributo della nostra identità.”

Delle altre giovani donne, per altro verso, giudicano che la preparazione di questi piatti richiede molto tempo che esse preferiscono consacrare ai loro studi o al loro tempo libero. Le giovani donne che si sono sposate recentemente, privilegiano la preparazione di piatti leggeri e rapidi.

Insomma, portatore delle nostre specificità, il patrimonio culinario tradizionale non dovrà veramente sparire. Le madri dovranno continuare a trasmettere alle loro figlie questa competenza culinaria che dovrà resistere e “coabitare” con la modernità.

Al fine di facilitare il processo dì integrazione sociale e culturale, un’idea di progetto è già stata lanciata nel corso di una delle nostre riunioni con le donne dell’osservatorio della Pesca nel Mediterraneo, che consiste nel creare “un laboratorio gastronomico dove lo scambio attivo tra le differenti culture alimentari può essere visto come un’opportunità per favorire la socializzazione, la creazione di opportunità per il dialogo in uno spazio protetto ed incoraggiare le donne ad apprendere le tecniche culinarie  influenzate dalle differenti tradizioni, mentre migliorano le conoscenze delle lingue e si permette di concretizzare i nostri bisogni e la nostra preoccupazione ad assicurare maggiore prosperità al nostro spazio euro-mediterraneo ed uno sviluppo duraturo a tutti i nostri paesi”.

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Presidente e vicepresidente di numerose organizzazioni nazionali e internazionali e membro fondatore dell'Osservatorio della pesca nel Mediterraneo e presidente della Commissione delle donne del Mediterraneo.

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