Vinitaly 2018 e il brindisi con la Cina

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Dal 15 al 18 aprile a Verona è stata inaugurata Vinitaly 2018, la manifestazione nazionale ed internazionale che ha contribuito a far conoscere al mondo le eccellenze vinicole.

 L’Italia è il maggior produttore di vino al mondo, ma in competitività fatica ad imporsi sui mercati esteri incluso quello cinese.

Da un’indagine presentata a Roma da Vinitaly-Wine Monitor, i cambiamenti relativi all’incremento dei consumi di vino verso la Cina saranno legati all’evolversi delle condizioni socio demografiche ma anche dagli accordi di libero scambio.

Nei prossimi cinque anni, l’export di vini italiani si prevede possa subire un forte incremento in quantità e in valore.

Le nuove previsioni attribuiscono all’Italia un trend positivo con un incremento di export:

  • verso la Cina del +38,5%,
  • verso la Russia +27,5% e
  • verso gli USA +4,55% (Studio Nomisma).

Al 52° Salone Internazionale del vino e dei distillati, quest’anno intitolato “A World Wide Passion”, che si è svolta a Verona dal 15 al 18 aprile hanno partecipato 4.388 aziende e sono stati presentati 15.585 vini italiani e 151 esteri, di cui 3.440 vini DOCG, 6.752 DOC e 4.009 IGT.

Il Business corre in Fiera e anche i politici italiani lo hanno capito.

Ad inaugurare Vinitaly la neo-eletta Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, l’uscente Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, Luigi Di Maio, Matteo Salvini e il Premier uscente Paolo Gentiloni.

Il vino rappresenta un’icona dell’Italia e del suo stile di vita, è inoltre uno dei prodotti più conosciuti e venduti al mondo.

L’evoluzione dei mercati conferma che le strategie adottate dai nostri produttori hanno permesso di ottenere risultati sorprendenti. Nel 2017 le esportazioni di vino hanno raggiunto i 5.9 miliardi di euro, con un incremento del 6,5% rispetto al 2016, con un volume in ettolitri stimato dall’ISTAT di 21.6 milioni in crescita del 4%.

L’Italia a differenza della Spagna e della Francia negli ultimi 6 anni ha avuto una crescita media annua dell’export dei vini del 4-5%.

Ma se guardiamo al futuro, il 2018 sarà l’anno della Cina.

Vino nel Mercato cinese

Dal 2013 la Cina è diventata il maggior mercato al mondo per il consumo di vino, sorpassando l’Italia e la Francia nel primato mondiale ed entro tre anni sarà stabilmente il primo importatore di vino, per un mercato di 21 miliardi di dollari.

I quantitativi importati dalla Cina nel 2016 ammontano a 638 milioni di litri con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente (Fonte Dogana cinese english.customs.gov.cn).

L’Italia con 143 milioni di euro di export verso la Cina si attesta al quinto posto nella graduatoria mondiale con ampi margini di crescita.

La Cina ha importato dall’Italia nel 2016 vino imbottigliato per 25.788.979 litri (costo medio 4.43 $/litro) e vino sfuso per 537.532 litri (costo medio 3,18 $/litro) (Fonte Dogana cinese english.customs.gov.cn).

I costi si presentano elevati a causa degli alti dazi doganali ( 48,2% sul vino imbottigliato, e circa il 56% sul vino sfuso), delle accise e dei costi aggiuntivi dei canali di agenzia. La Cina ha 1.382.323.000 abitanti e il potere d’acquisto medio procapite nel 2016 è di 23.821 RMB con un aumento rispetto al 2015 del 8,4% (Fonte Dogana cinese english.customs.gov.cn).

Il consumo di vino procapite è di circa 1.4 litri/persona ed una media molto bassa rispetto alla media mondiale.

Vini e spumanti italiani

Il vino italiano ricco di tradizione e storia da raccontare ha bisogno anche dell’impatto d’immagine.

I cinesi che non hanno una lunga tradizione di conoscenza del vino hanno la percezione che i vini importati siano i migliori.

Le importazioni di vino in Cina coprono il 19% dell’intero mercato del vino, ed è la produzione locale a fare da leone, con le produzioni di Changyu, Changcheng, Weilong e Wangchao.

Le città cinesi per il consumo del vino sono suddivise in fasce.

Le città di prima fascia, quelle cioè più sviluppate come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen sono città nelle quali la popolazione vive elevati standard di vita; è inoltre una popolazione informata e cosciente della qualità dei marchi e delle caratteristiche del vino.

Queste città sono il centro dell’ “e-commerce” e sede di Alibaba e potremmo dire che il mercato è saturo, ma c’è sicuramente spazio per i nuovi sapori e per le nuove eccellenze.

Nelle città di “seconda fascia” invece, come Suzhou, Tianjin, Nanchino etc., ci possono essere notevoli spazi di commercializzazione poiché sono città con una economia in continua crescita, dove la popolazione conosce la qualità dei vini italiani o francesi ma non è ancora arrivata alla consapevolezza del prodotto o del marchio.

I vini francesi per ora hanno fatto da padroni del mercato, tuttavia siamo certi che i cinesi presto impareranno ad apprezzare anche i vini italiani e dai dati previsionali che ci pervengono da Nomisma hanno già aperto le porte alla pregiata produzione italiana.

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Esperta in campo economico, amministrativo e in analisi dei mercati, scrive di economia, finanza, e cultura per le riviste “Cina in Italia” e “ Travel Retail” e per il giornale on-line “Futuro Quotidiano”.Ha pubblicato “Parliamone francamente” (2015), “Toglietemi tutto ma non le vacanze. I russi scelgono l’Italia”(2016), “Cina: Dinamismo e Globalizzazione” (2017)," La Cina non corre...vola! economia e attualità cinese" (2018) tutti editi da Intermedia Edizioni.

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