Le Giornate dell’Accademia: i cambianti climatici

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Giovedì 12 aprile presso l’aula multimediale della sede rettorale dell’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara si è svolta “La Giornata dell’Accademia delle Scienze di Abruzzo e delle Regioni Adriatiche” sul tema “I Cambiamenti Climatici”.

Alla presenza di un pubblico qualificato, composto da prestigiosi accademici non che ricercatori e studiosi di diversa estrazione, i relatori hanno svolto le proprie “lezioni magistralis” con successo ed estremo interesse da parte dei partecipanti.

La prima relazione (lezione magistralis) è stata presentata dal Prof. Uberto Crescenti, emerito di Geologia Applicata e già stimato Rettore della Università G.D’Annunzio, il cui contenuto di estremo interesse ha efficacemente rappresentato al pubblico presente la realtà scientifica del cambiamento climatico, definita di origine “naturale“, smentendo le impostazioni dominanti che vorrebbero impropriamente riferire il processo climatico in atto alle emissioni inquinanti delle attività umane.

Il Prof. Mario Giaccio, ordinario di merceologia e già Preside delle Facoltà  di Economia e di Scienze manageriali dello stesso Ateneo, ha svolto una relazione di primario interesse sul “mercato dell’anidride carbonica“, relazionando sulle dinamiche economiche e finanziarie derivanti dall’accordo di Kyoto e che hanno assunto il predominio in un processo di politica industriale ed ambientale, stravolgendone nei fatti il contenuto e rendendo inefficaci le linee di azione rispetto agli obiettivi iniziali, seppur gli stessi non possono essere condivisibili alla luce di un approccio scientifico razionale e scevro da condizionamenti politici.

Da ultimo e non per questo meno prestigiosa, si è tenuta la “lezione magistralis” del Prof. Aniello Russo Spena, ordinario di Idraulica e Presidente dell’Accademia, il cui contenuto scientifico-filosofico ha trattato dell’incertezza dei risultati della ricerca e dei traguardi della conoscenza a volte contrastanti con le teorie del passato, sottolineando l’ineluttabilità del possibile errore di metodo o nelle ipotesi di base come una “consapevolezza” necessaria nel vero ricercatore, al fine di determinare in se stesso una tensione verso una continua verifica dei risultati dei propri studi non che un tentativo di superamento degli stessi, verso nuovi traguardi di conoscenza.

La riunione si è conclusa con alcuni interessanti interventi di alcuni accademici e studiosi presenti in aula.

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