Può l’operare degli uomini essere fondato sulla prevalenza della mente e dell’analisi razionale?

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In due nostri precedenti articoli, pubblicati sulla The Global Review, abbiamo affrontato il tema della comprensione dei meccanismi che ispirano i comportamenti delle persone nelle moderne società. E’ risultato che una gran parte degli individui sono dominati dall’aspetto emozionale nel vissuto quotidiano; da tale orientamento discende un atteggiamento di sostanziale distanza dal reale e dal contingente, uno stato “onirico” che coincide con una visione “sognante” del vissuto; nel senso che l’individuo presenta un’attitudine ad inseguire i propri desideri, rappresentati da emozioni e sensazioni che evocano piacere ed appagamento.

In tal modo, è giusto e bello tutto ciò che è “desiderabile” in relazione al proprio personale stato “onirico”:

  • lo stile nell’abbigliamento;
  • i comportamenti relazionali nel sociale;
  • il rapporto sentimentale con il partner e con gli amici;
  • le relazioni parentali con i figli;
  • i rapporti nell’ambiente di lavoro.

“L’altro” piace poiché soddisfa i requisiti del “sogno”: simpatico-bello-attraente-intelligente-rilassante-elegante-ricco, eccetera.

Ne risulta una sorta di “illusione” del vissuto quotidiano, giudicando la propria situazione sulla base di un metro di valutazione sostanzialmente discosto dalla “realtà” e pertanto inefficace, fino all’evidenza di uno stato di crisi nei rapporti che per qualche ragione si sono discostati dalle attese.

E’ certamente auspicabile che tali atteggiamenti centrati sull’emozione siano superati e sostituiti da un’azione critica e di analisi supportata da una sana razionalità; solo in tal modo le relazioni umane possono qualificarsi per un maggiore equilibrio, premessa per più stabili e duraturi rapporti fondati su progetti comuni e quindi ideali condivisi. Ne risentono positivamente le relazioni parentali, poiché il genitore evita di trasferire le proprie ansie e frustrazioni nel rapporto con i figli, i quali saranno educati e sostenuti in vista della valorizzazione dei propri talenti ed aspirazioni. E così gli stessi rapporti matrimoniali saranno alimentati da comuni ideali e progetti, che possono consentire una direzione di marcia pre-definita nel percorso di vita.

D’altra parte, i possibili insuccessi ed i momenti critici e di difficoltà sono meglio affrontati con un orientamento di sana razionalità ed equilibrata visione critica, che rifugga gli stati depressivi tipici degli atteggiamenti centrati sull’emozione.

Ma la prevalenza della critica razionale nel vissuto quotidiano presenta un pericolo: la possibilità che l’atteggiamento mentale degeneri in cinico e crudele egocentrismo, fondato sulla prevalenza sugli altri individui in ogni contesto, a fine di vantaggio personale.

E’ il caso:

  • dello spietato uomo d’affari che ricerca la propria ricchezza nel disastro economico altrui;
  • del cinico professionista pronto a servire gli interessi di una parte anche se contrari alla morale comune o alle prerogative sociali, per il solo scopo di conseguire lauti compensi;
  • del politico di successo, abile nell’arte della menzogna con il fine della conquista del suffragio elettorale per il personale arricchimento, oltre che per il perseguimento degli interessi di alcuni gruppi di potere; ed altri numerosi esempi.

In tali casi si determina una diversa forma di alterazione della realtà, fondata in questa occasione sul tornaconto personale: l’interesse preminente verso la soddisfazione del proprio egotismo può anche degenerare in ogni forma di delitto, poiché si attenua fino ad annullarsi nell’essere umano:

  • l’aspetto “coscienza”,
  • la dimensione etico-morale,
  • la sensibilità alle altrui prerogative e diritti, arrivando a negare per gli altri individui ciò che si ritiene necessario per se stessi.

Gli esempi sono molti:

  • l’imprenditore che accumula immense fortune mentre i propri operai ricevono un salario non sufficiente per una dignitosa vita economica;
  • il politico che tradisce gli interessi prevalenti della Nazione per il tornaconto personale;
  • persino il padre di famiglia che nega ai propri congiunti le “libertà” pretese per se stesso.

Certo è che gli uomini nei quali prevalgono la mente tendono ad assumere prevalenza sugli altri in ogni contesto del vissuto quotidiano, assumendo il ruolo del leader e dell’individuo di successo, il più delle volte però a discapito delle altrui prerogative.

Dunque, la breve analisi effettuata mostra un apparente insanabile problema nel “centrare” gli orientamenti personali degli individui, al fine di disegnare una società umana giusta ed equilibrata nelle proprie dinamiche relazionali e negli scopi dei singoli e del collettivo. Nel senso che la prevalenza dell’emozione e del sogno ovvero, in alternativa, della razionalità e dell’attitudine mentale, rappresentano due”poli” comportamentali ciascuno dei quali inficiato da potenziali effetti disequilibranti.

In un caso, l’individuo afflitto dalla dimensione onirica dell’esistenza perde il contatto con la realtà, rifugiandosi nell’illusione di un vissuto quotidiano aderente al proprio sogno, elaborato sin dall’adolescenza e che richiama nella memoria desideri e brame di sensazioni piacevoli ed emozioni gradevoli.

Nell’altro, l’uomo chiuso nel proprio egocentrismo, cieco alle necessità altrui e dotato di scarsa empatia, animato dal desiderio di successo che in questi casi è brama di ricchezza e potere prevaricante sugli altri.

Esiste una soluzione al problema di definire un profilo socio-culturale delle persone che possa corrispondere ad una società equilibrata e protesa verso un vero sviluppo civile?

L’autore è del parere che tale risultato si possa ottenere attraverso un processo educatico-formativo che ponga in risalto negli individui la necessità di coniugare il sentimento con la ragione, il “cuore” con la “mente”; i saggi di ogni tempo hanno sempre posto l’accento sull’equilibrio che può derivare nell’uomo da una esatta coniugazione dell’amore con la mente raziocinante, nel senso che il primo rappresenta la “vela” della barca della vita mentre la seconda il vento che sospinge in avanti.

Ne può essere un efficace esempio l’attenzione di alcune madri per i propri figli, azione educativa e di protezione che può sapientemente coniugare l’amore per l’infante con la necessità di atti chiari, decisi e forti che escludano la possibilità di contingenze ambientali dannose per la salute fisica e morale del minore. Ma, in una visione ideale, potrebbe così essere anche per le azioni di un Governo illuminato, che costringa i suoi cittadini all’assunzione di dolorosi sacrifici nel presente in vista di maggiore sviluppo e benessere sociale nel prossimo futuro.

Il fatto è che gli uomini, salvo casi non comuni, se sprovvisti di un’adeguata ed equilibrata educazione mancano di comprendere il modo di coniugare queste due fondamentali manifestazioni della natura umana: il sentimento e la forza del pensiero raziocinante; il primo ingrediente necessario per rendere la vita dolce e per l’espressione di un umanesimo autentico; il secondo, per condurre il cammino degli uomini nella giusta direzione di uno sviluppo stabile e duraturo per ogni individuo, senza nessuna esclusione.

Ma cosa distingue la società umana da quella animale?

  • La forza del pensiero che si traduce nella produzione di idee e nel progresso scientifico, culturale ed artistico; e
  • la gioia dell’amore autentico (“donare agli altri ciò che si desidera per se stessi”), unica forza capace di trasformare il vissuto quotidiano in un immenso atto di gioia condivisa.

La nostra è pura utopia?
Certamente no!

Appare:

  • utopia agli occhi di quelli che per il proprio tornaconto personale non vogliono riconoscere le prerogative “naturali” dell’Umanità e che traggono beneficio dalla propria posizione di supremazia, in una società che accetta come “normalità”la condizione di sfruttamento di miriadi di uomini, per i fini di una ricchezza illimitata dei pochi; o
  • viene rappresentata come “fantasia fiabesca” da coloro che non conoscono altro che l’illusione ed il sogno, uniche caratteristiche del proprio vissuto quotidiano.

In entrambi i casi, prevale l’egocentrismo cieco e ripiegato su stesso:

  • per una volta, come ricerca del piacere e dell’edonismo come unico e vero scopo dell’esistenza;
  • per l’altra, espressione di un forte desiderio di possessi che si manifesta inevitabilmente come prevalenza sugli altri.

Ora, stando così le cose in modo prevalente in ogni società umana contemporanea, com’è possibile motivare e comprendere la presenza di individui dotati della capacità di coniugare l’amore con una forte attività di pensiero?

E ne sono un esempio tutti i grandi Maestri dell’Umanità, i filosofi ed artisti di ogni tempo, non che uomini di infinita semplicità ed umiltà che hanno servito i propri simili senza fini di lucri. Costoro non si sono avvantaggiati di migliori sistemi educativi, poiché hanno vissuto in società e contesti civili non dissimili dagli attuali; così come hanno subito lo svantaggio di “abitare” un’Umanità avara di amore ed equilibrio in ogni sua forma, subendo al pari di ogni cittadino di questo mondo l’ingiustizia di una vita alienante e meschina, almeno fino a quanto nel pieno della maturità hanno riscattato la propria condizione esistenziale interiore verso nuovi traguardi di espressione della “coscienza”.

Dunque questi uomini, non ostante l’assenza di “posizioni di partenza” non in vantaggio rispetto agli altri individui, sono riusciti ad esprimere un’Umanità molto più ricca e degna di questa definizione, nella quale l’espressione dell’amore si è coniugata con una grande forza di pensiero, senza che la mente o il sentimento li abbia indotti ad un “ripiegamento” su stessi, con espressione di un cieco e dannoso egocentrismo.

Allora l’autore intende ritornare alla già annunciata ipotesi di una forza evolutiva in atto che dirige lo sviluppo della “coscienza” umana verso traguardi via via più ampi, sino a ricomprendere scenari comportamentali e di consapevolezza nei quali la mente raziocinante include l’amore per gli altri, esprimendo un tipo umano sensibile ai concetti della solidarietà, della cooperazione, del bene comune inteso come bene privato e del soccorso altrui come prerogativa di privilegio personale.

A parere dello scrivente, non vi può essere altro motivo alla base della spiegazione di comportamenti del tutto dissimili e contrastanti tra uomini nati in medesimi contesti ambientali e provvisti delle medesime risorse di partenza.

La capacità di far prevalere l’atteggiamento mentale sull’emozione manifesta una fase di sviluppo superiore rispetto all’individuo centrato sull’emozione; ma la fusione del sentimento con la forza del pensiero, dell’amore con la potenza della mente critica, denota uno stato di crescita ancora più avanzato nel quale lo stato d “coscienza” dell’uomo manifesta una maggiore integrazione degli attributi tipici della natura umana.

Ed invero, a ben osservare, si può notare una medesima forza in azione nel regno animale: non vi sono, in effetti, dubbi, per la scienza ufficiale, sul fatto che alcune specie si mostrano di gran lunga più intelligenti di altre; la stessa teoria darwiniana fa discendere da tale affermazione l’ipotesi che la scimmia possa essere una nostra antenata. Per gli stessi motivi, osservando le strutture corporee degli animali, si è da sempre notato che la “posizione eretta” coincide con una migliore espressione d’intelligenza e per ciò con maggiori possibilità di realizzare feconde attività da parte dell’animale.

Sembra quindi, in questa osservazione, che le forme corporee siano associate allo sviluppo della coscienza, nel senso che le prime assumono la funzione di strumento efficace per l’espressione di un’intelligenza via via superiore.

La qual cosa ben si associa all’ipotesi dell’autore che le forze evolutive in atto siano in realtà di duplice natura:

  • una prima, agendo sulla struttura corporea delle creature le modella, in guisa da esprimere possibilità crescenti di convenienti attività, sino ad arrivare alla manifestazione della posizione eretta;
  • la seconda, modificando gli stati di “coscienza” dell’animale, in modo da renderlo capace di una migliore espressione attraverso un corpo reso più efficiente per l’espressione di attività intelligenti, sino ad arrivare alla comparsa dell’uomo.

Naturalmente, queste stesse forze in azione evolutiva, realizzano una sintesi crescente della propria azione, che nell’uomo diventa massima, continuando in tal caso a “spingere” ed agire fino alla comparsa dell’uomo Intelligente ed Amorevole.

L’autore si rende conto della portata delle proprie affermazioni, che però richiamano l’attenzione degli studiosi veraci e liberi da preconcetti, per aprire un nuovo campo di esplorazione e di analisi per l’antropologia contemporanea: “… sapere ciò che si sa e sapere ciò che non si sa … è la vera caratteristica di colui che sa …” (Confucio, Pensieri).

About Author

Dottorato di ricerca al MIT-Massachusset. Sociologo e Professor in diverse Università anglosassoni. Oggi studia e ricerca sulle tematiche dell’Antropologia in Israele.

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