L’uomo moderno

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L’uomo si reputa moderno poiché si concede la libertà di desiderare ogni cosa, anche oltre il lecito.

In verità, la presunta modernità è segno ineludibile della sua “primitiva” condizione esistenziale: solo gli animali e le bestie selvatiche non conoscono limiti al proprio istinto di sopravvivenza, dovendo con ogni mezzo vincere gli ostacoli e le difficoltà della natura, poste dinanzi a loro con il precipuo scopo di sviluppare in essi l’intelligenza concreta, premessa per la successiva comparsa dell’uomo.

Quest’ultimo, al contrario, ha superato la tipica condizione della natura animale, segnalato dalla posizione “eretta” che lo rende simile al suo Creatore: la peculiare caratteristica dell’uomo è il “pensiero”(“cogito ergo sum”), dal quale deriva la consapevolezza del proprio ego e della sua distinzione nel gruppo (“individualizzazione”).

Egli è consapevole delle proprie azioni avendo mangiato “ … il frutto dell’albero proibito … la mela di Adamo … l’albero della conoscenza …”, assumendo il “libero arbitrio” che con il tempo gli consente di assumere la sovranità sulla propria condizione esistenziale, conducendola  dal “caos” verso l’equilibrio e l‘armonia.

Allora, solo  in una fase tipicamente primitiva l’uomo indulge nel “peccato” ovvero in comportamenti disarmonici  e perversi fondati sul proprio esasperato egocentrismo, sino alla crudeltà verso le altre creature ed i propri simili. Egli non conosce Legge e tutto gli  è consentito per soddisfare la sua brama di possessi e di potere, che null’altro è che istinto di sopravvivenza al pari dell’animale e della bestia.

In tal modo la società umana è dilaniata da continui conflitti, guerre e dispute, caratterizzandosi per una profonda iniquità nella distribuzione della ricchezza e nell’amministrazione della giustizia fondata sul diritto, che è tale solo a parole.

Le conseguenze di tali scellerati comportamenti, oggi prevalenti, possono condurre sin’anche alla distruzione della società e delle sue strutture economiche- politiche- sociali- tecnologiche, come la storia insegna, senza  che l’uomo ne tragga una saggia comprensione.

Nei tempi odierni si è poi sviluppata una dottrina politica e sociale che postula la realizzazione della cosiddetta “società liquida”, nella quale non vi è alcun valore certo di riferimento ed in cui regna l’assoluto arbitrio fondato sulla legge del piu’ forte, in campo economico – sociale e politico.

E’ l’idea dei potenti di turno, che in tal modo ritengono di poter consolidare senza limiti il proprio dominio sui popoli, resi in una condizione d’inaudita miseria economica e morale.

Il contrasto con la Legge evolutiva è forte e netto: l’uomo è dotato di libero arbitrio  e di consapevole individualità (intelligenza) allo scopo di vincere le ancestrali  caratteristiche della società animale, da eoni di tempo superata, per affermare il Figlio di Dio,  “re del creato” in tutto il suo splendore; e per questo responsabile consapevole degli equilibri della vita planetaria.

Pertanto, egli è chiamato a rispettare la Legge ben descritta nelle “Sacre Scritture”, oltre che nel proprio cuore, e che i popoli antichi conoscevano e praticavano con cura  e devozione, connettendosi ai ritmi cosmici e planetari, con la conseguenza di manifestare civiltà dal luminoso splendore, oggi inconcepibili per l’uomo “moderno”; il quale nella sua invincibile ignoranza reputa i popoli antichi come “preistorici” e non sviluppati.

Dunque, è realmente “moderno” ed evoluto colui che rispetta la Legge, scritta nel cuore di ogni uomo ancor prima che nei “sacri testi”.

Il fatto è che la società contemporanea testimonia il predominio di quelli che negano la “regola”, giustificando il prevalere del piu’ forte sulle altrui prerogative secondo un mal definito concetto di “competitività” ed efficienza. Inoltre, è consentito ogni arbitrio rispetto ai fondamentali “diritti naturali” come la crudeltà verso gli animali, l’aborto, la perversione sessuale, l’incuria del proprio corpo, danneggiato gravemente dall’uso di droghe, alcool, fumo ed ogni altra sostanza stupefacente e tossica.

E’ l’abominio delle elementari regole dell’esistenza ed il precipizio in un baratro di perversione di cui non si conosce la profondità.

Ne consegue inevitabilmente la distruzione della “vita”, intesa come equilibrata ed armonica esistenza.

E qui si manifesta un altro aspetto della “banalità” del male, da noi già per alcuni aspetti descritta in un precedente articolo (vedi The Global Review, marzo 2020).

Ed invero, gli uomini “fanno i conti senza l’oste”:  è  tipico solo dell’animale l’inconsapevolezza del Disegno Divino, denunciato dall’assenza di una “posizione eretta” del corpo, che testimonia la non connessione con il Creatore, meglio se definita come “non coscienza” di se stesso e di Dio.

Il “moderno” pensatore ritiene una “favola” il racconto biblico, interpretato alla lettera per incapacità esegetica, e quindi diventa ignorante della Legge che postula l’intervento del Creatore per ripristinare l’equilibrio e l’armonia alterati dai comportamenti umani: il Progetto deve procedere secondo i Piani e non sono ammesse deroghe.

E come potrebbe un insignificante essere come l’uomo opporsi alla Volontà Divina? Una creatura che non conosce il suo domani e che puo’ sparire dallo scenario esistenziale con un semplice colpo di tosse; un essere che non ha consapevolezza della propria origine e del proprio scopo esistenziale; una creatura assoggettata alle Forze della natura, per lui totalmente incontrollabili; una vita precaria e contaminata da ogni sorta di perversione e di abominio che si traduce in malattie di ogni genere, senza che siano comprese ed efficacemente affrontate dalla scienza medica ufficiale. Cio’ non ostante, in uno stato di “follia collettiva”, gli umani si affannano in una corsa sfrenata verso il possesso dei beni materiali allo scopo di soddisfare l’avidità ed il desiderio di piacere, che altro non è che lussuria, distruggendo se stessi ed i propri simili.

Il tempo concesso è terminato. Qualcuno ha affermato: “ … io non sono venuto per condannare ma per salvare … verrà il giorno in cui ritornero’ per giudicare i vivi ed i morti …”(Vangeli). Ed ancora : “ … il Regno di Dio è come un campo di grano … arriva il tempo del raccolto … si separa il grano dalla zizzania … questa viene bruciata nel fuoco mentre il grano viene risposto nel granaio …”.

Chi ha orecchie per intendere intenda!

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