La banalità del male

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Il Cosmo non è il risultato del caso. Affermare il contrario è uno degli aspetti della banalità del male.

Una mente non capace di “intelligere” può cadere facilmente in questo errore. Anche taluni individui “intelligenti” possono giungere a queste errate conclusioni e considerare la “creazione” del nostro sistema solare come il risultato di una serie di eventi causalmente determinati. Costoro, seppur capaci di intendere, escludono la possibilità di un atto misericordioso da parte del Dio Unico ed Inconoscibile; l’azione di una Intelligenza Universale che tutto ordina e progetta secondo un Piano agli uomini sconosciuto, riconducendo l’intera manifestazione alle regole di una Legge perfetta ed infallibile.  In verità, l’intelligenza di questi uomini li conduce ad un atteggiamento di massima superbia, dovuta alla circostanza che  escludono eventi e circostanze che non sono capaci di conoscere. Essi riconducono ogni cosa  e fenomeno del Creato ad un processo “naturale” che, seppur riconoscendo sia mosso da una sequenza di eventi  tra loro collegati, troverebbe  la propria origine nella combinazione “causale” di alcune circostanze.

In una certa prospettiva è inspiegabile come l’uomo, fatto “… ad immagine e somiglianza di Dio …” e per questo capace di “intelligenza”, possa cadere in simile errore.

Dalle cose brevemente descritte discende la conclusione di alcuni uomini di pensiero, dominante nelle attuali società mondiali, secondo cui nell’esistenza umana lo scopo principale è lo sviluppo di un “potere” di controllo “personale”  sulle vicende esistenziali, ponendo al centro dell’universo vitale il proprio Ego con la conseguenza di profittare di ogni circostanza favorevole per rafforzare il proprio dominio, trascurando  sino al punto di danneggiare le altrui prerogative e negando ad altri ciò che si pretende per se stessi: è chiamata “competizione” ed “efficienza”. La società umana si trasforma in uno scenario tipico della vita animale, gettando l’uomo in una reale condizione “primitiva”, già da eoni superata lungo il percorso evolutivo.

Il pensiero dominante considera tale situazione il risultato del progresso e della modernità: in verità, l’uomo è se stesso quando supera ed abbandona l’egoismo e la violenza economica, privando i propri simili di ciò che ritiene indispensabile per se, per divenire individuo solidale e cooperante che pone come primario l’interesse del gruppo facendolo prevalere su quello personale.

Dunque, si esclude l’intervento di una Terza Forza  che conduce e determina le dinamiche mondiali e personali in una direzione o nell’altra, secondo un Piano  Intelligente regolato da Leggi immutabili e cosmiche: la Misericordia e la Giustizia Divina.

Questi uomini hanno trasformato la propria capacità d’intelligere in un accentuato egocentrismo che li fa sentire “simili a Dio”, incentivandoli in atteggiamenti prevaricanti sino alla violenza verso gli altri individui, in un mal compreso concetto di efficienza e competizione; essi escludono l’operare di una Legge superiore e di un Giudice presupponendo, in un atto di “follia”, la propria impunità. E’ il caso dei governanti di ogni Paese, degli individui in possesso di potere economico e di quelli che dovrebbero sovrintendere al corretto funzionamento dello Stato di diritto: il sistema giudiziario e di polizia.

In verità, essi non sbagliano quando ipotizzano la presenza di un potenziale infinito per le proprie capacità essendo creati “simili a Dio”; l’errore è  di escludere la Sua Presenza ed il Suo Divino Giudizio: l’uomo è libero di agire sino a che le sue azioni sono in linea con il Piano e quindi rispettano la Legge, diversamente scattano le sanzioni: “ … non entreranno gli empi nel giudizio né i peccatori nell’assemblea dei giusti. Poiché conosce Dio la via dei giusti, mentre la via degli empi andrà in rovina”( Salmo 1).

La scienza moderna, fondata sul “metodo galileiano”, sviluppa le proprie osservazioni ed analisi sulla base del “conoscibile”, in ragione delle percezioni sensoriali umane dalle quali muove la cosiddetta “mente concreta”.

L’analisi “astratta” origina il pensiero filosofico ed in qualche caso quello “metafisico”; e per questo è soggetta ad un continuo movimento da un concetto al suo opposto, secondo le conclusioni di ciascun studioso: in verità, brancola nel “buio”. Ne deriva una confusione senza soluzione.

A ben vedere, allora, l’umanità non possiede una vera “scienza” poiché manca di conoscenza sull’origine della vita:

“… da dove veniamo … e dove andiamo?… “.

La risposta alternativa è quella dei mistici di ogni tempo: la religione invero testimonia l’anelito umano a comprendere e superare la propria ignoranza su se stessi e sulla propria origine.

La scienza medica si erge con orgoglio nella propria “torre di avorio”, presupponendo un potere di conoscenza che tale non è; essa in verità brancola nel buio, nulla sapendo della “materia eterica” e di quella parte dell’organismo umano costituito da questa sostanza.

L’astronomia procede in una condizione di semi cecità: essa stessa afferma che la gran parte della materia dell’universo è inconoscibile, in altri termini “ignota”’. L’osservazione degli astri e le conseguenti analisi fondano sulla consapevolezza della cosiddetta “distanza luce”, misurata sulla base della velocità di percorrenza dello spazio in termini di anni: migliaia- milioni- miliardi. Quindi, gli astronomi osservano un cielo che potrebbe essere nei fatti “inesistente”.

La buia ed irrimediabile “ignoranza” dell’uomo non sarà vinta sino a quando egli non si desta ad una “coscienza interiore” (spirituale e trascendente) che lo pone in contatto con la propria “Fonte”, con l’unica “Realtà”.

In attesa di questa “inversione” dell’attenzione, che dall’”esterno” si volge verso l’”interno”, l’uomo potrebbe salvare se stesso dal disastro nel quale vive recuperando modestia ed umiltà, e volgendosi verso la lettura e lo studio delle “sacre scritture”: in esse vi sono descritte le Leggi fondamentali del Creato; per quelli che non hanno ancora sviluppato la “capacità di intendere” sono enumerate  le regole alle quali attenersi nella vita quotidiana e nel condurre le proprie faccende esistenziali, secondo l’antico assioma evangelico: “ … chi ha orecchie per intendere intenda …”; sarebbe sufficiente rispettare i precetti letterali e ben intellegibili anche ad un infante.

L’individuo scoprirebbe in tal modo che cio’ che appare come “caos” è il prodotto della propria iniquità, e che opera una Forza trascendente che, presto o tardi, puntualmente interviene a ripristinare l’ordine e l’armonia.

Ma l’uomo arde di presunzione supponendo la presenza di una sorta di “immunità” rispetto ai crimini che quotidianamente commette, ancor di piu’ quando siede in posizioni di potere. Recita il Salmo 2: “ … S’accampano i re della terra e i potenti hanno fatto alleanza contro Dio … (affermando) spezziamo le loro catene ed il loro gioco gettiamo via da noi! … Colui che siede nei cieli se ne ride, il Signore si fa beffe di loro. Allora parlerà nella sua ira, e nel suo sdegno li metterà in scompiglio …”.

Si tratta per l’uomo di apprendere il precetto biblico “… dell’aver mangiato dall’albero della mela … il frutto della conoscenza (del bene e del male) …”, ovvero di aver acquisito il “libero arbitrio”, che consente attraverso l’esperienza di discernere tra il “bene ed il male”, assumendo contezza delle Leggi del Creato e di se stesso e conducendo la propria esistenza e quella planetaria, della quale viene dichiarato “re”, verso l’equilibrio e l’armonia.

E’ necessario saper discriminare tra l’egoismo, con le proprie conseguenze quali l’avidità di possessi- la         lussuria- l’indifferenza verso le altrui prerogative, e l’altruismo, ovvero la coscienza di gruppo, che comporta onestà- cooperazione- solidarietà e soccorso- bene pubblico.

Gli uomini scellerati non avranno pace e prosperità duratura: il Dio Unico ed Eterno non puo’ accettare di ricomprendere nel proprio schema progettuale la loro perversione, che comporterebbe “autodistruzione” dell’Opera.

Essi avranno un “tempo” a disposizione per apprendere “la lezione”, derivante dalla “libera scelta” e dalle conseguenze che ne scaturiscono secondo la legge del karma: ad ogni azione la propria reazione di identico contenuto, “ … ad ognuno il proprio salario …” (Vangeli); trascorso il quale per loro sarà il “buio eterno”, ovvero l’esclusione permanente dal progetto creativo.

E’ questo l’aspetto piu’ “banale” e “non intelligente” del male: l’uomo escluso dall’esistenza perché dannoso ed inutile nel processo di realizzazione dell’Opera.

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