Individui e società : comportamento, relazione, conseguenze

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Gli individui delle società contemporanee sono essenzialmente “centrati su se stessi”: la prospettiva psicologica è …“Me stesso ed il resto del mondo”.  Ne consegue che la distinzione tra il bene ed il male ha come fattore discriminante la sensazione di “benessere”: vale a dire, buono-cattivo, felicità-tristezza, piacere-dolore, successo-insuccesso, bello-brutto, abbondante-scarso e così via, secondo la distinzione dei fatti e delle cose rispetto alle proprie sensazioni personali.  Discende da tale atteggiamento psicologico un’accentuazione del ruolo  ed importanza della “emozione”, con diffusi stati di “distacco” dal contesto reale di riferimento per la rincorsa di “stati emozionali” base di una profonda “illusione”;  l’uomo si rende vittima di se stesso, autoalimentando sogni ed incantesimi del tipo:”… sono il più bello-buono-intelligente, ingiustamente incompreso…”; oppure, l’altro del proprio” immaginario emozionale”(compagno-compagna, amico-amica) è il “migliore”  ed il più desiderabile, fonte di “dipendenza” psicologica, almeno sino al primo “conflitto” personale per divergenza di vedute o di stati emozionali, con crisi del “modello” di riferimento costruito e caduta dell’individuo  in stati psico-depressivi.   Tali comportamenti denunciano un non adeguato sviluppo dell’attitudine “mentale” e quindi un’assenza di vero discernimento e di razionalità nell’effettuazione delle scelte alla base delle azioni quotidiane e dei comportamenti nel sociale. Le conseguenze sono profonde ed incisive sulla struttura della vita degli individui, poiché in relazione alle principali assunzioni di responsabilità le persone mancano di una reale capacità di discernimento. È così nel rapporto genitore-figlio, quest’ultimo troppo spesso schiacciato dal peso dei “sogni” ed  attese parentali sul proprio futuro; oppure nella stessa relazione moglie-marito, o nei rapporti lavorativi.  La conseguenza è quella  di una società prevalentemente costituita da individui colpiti da “illusione emozionale” e del tutto inconsapevoli  dello scenario di riferimento e delle loro reali esigenze.

La vita sociale delle Nazioni risulta quindi sensibilmente influenzata dall’orientamento psicologico dei singoli, con manifestazione nel gruppo di equivalenti “idiosincrasie” comportamentali.  Ne sono un esempio le “tifoserie” delle squadre sportive o i comportamenti in genere degli appartenenti a gruppi “distinti”, che fin troppo spesso arrivano persino ad assumere atteggiamenti di violenza nei riguardi degli altri individui.

Dunque, il corpo sociale manifesta comportamenti collettivi che denunciano patologie riferite al processo identificativo della persona con questo o quel  “simbolo dell’essere”, che non è in nessun rapporto con la realtà della natura umana e con le sue effettive capacità espressive, comportamentali ed esigenze comunicazionali con gli altri individui.   Tale stato dei fatti è il risultato di una sostanziale diseducazione delle masse, in ragione di processi formativo-scolastici ed informativo-comunicazionali  pervertiti rispetto all’ordine naturale delle cose.  L’uomo è così sospinto a concepire come primaria la soddisfazione dei propri impulsi egoistici verso il “piacere” ed ogni altra sensazione di benessere; da ciò al non rispetto delle altrui libertà e diritti, sino al delitto, il passo è breve.  Ed anche quando non si arriva a tanto  risulta lecito, sulla base dell’etica e morale comune,  posticipare l’interesse altrui e collettivo ai propri.  Ne deriva una distruzione del tessuto di base dei rapporti sociali, poiché l’egoismo ed il personale  tornaconto  prevaricano ogni ragione di solidarietà,responsabilità e cooperazione;  ne sono esempi il forte indebolimento della struttura familiare, fonte di instabilità del collettivo, ed il logoramento dei rapporti  padre-figlio  o di quelli educatore-discente ed autorità-individuo.

Ma uno degli aspetti maggiormente indesiderabili di tale stato dei fatti va ricercato nel rapporto tra cittadino ed istituzioni; queste ultime sempre più distanti dalle esigenze del pubblico mentre gli individui non si pongono nella condizione di correttamente giudicare l’operato dei propri governanti.  Nel senso che i giudizi sull’opera del Governo sono il frutto di atteggiamenti di intelligenza emozionale  piuttosto che di razionalità, con la conseguenza che gli elettori scelgono il proprio candidato sulla base di  stati emozionali del tipo:  bello-brutto, antipatico-simpatico, giovane-vecchio; oppure per atteggiamento di similitudine “ideologica”: destra-sinistra, progressista-conservatore, ma in genere senza avere una precisa consapevolezza di tali categorie concettuali.   I politici hanno quindi sviluppato una serie di comportamenti miranti a soddisfare l’aspetto emozionale e/o ideologico degli individui, trascurando di informare correttamente sui reali contenuti dei propri programmi di governo e sulla conduzione delle politiche attuali, con il risultato che i “vincenti” risultano  nella norma i più bravi a mentire ed a recitare “la parte”, ovvero quelli che sono maggiormente sostenuti dalla stampa e dai mass media. In tal modo, la distanza tra politica e società si amplia  senza alcuna possibilità per il cittadino medio di poter esercitare un effettivo controllo sull’azione del Governo, che opera il più delle volte tradendo la fiducia accordata e gli interessi dei popoli.

Da tale indesiderabile situazione si può trovare la via della fuga solo con una profonda riforma del sistema educativo di base, oltre che operando in modo da annullare l’arte della menzogna imperante nella stampa ufficiale.  Ad evidenza il processo si mostra arduo, giacchè il regime dominante fonda la propria supremazia  su tali  “idiosincrasie identificative” dei singoli che si riassumono  in” macro-patologie” comportamentali delle masse,  rendendo nei fatti nulla la rappresentanza politica ed assegnando un potere senza limiti nelle mani di pochi.  Quindi, l’interesse dei dominatori è la conservazione dello status quo mediante campagne disinformative  di tipo sistematico ed accentuando l’attenzione  sulle tensioni  emozionali degli individui.

Le conseguenze non impattano nel solo campo sociale e politico ma anche in quello economico; l’attenzione dei singoli verso l’aspetto “esteriore” della vita, dominante in un quadro psicologico centrato sul “se”, svuota di contenuto nella gran parte dei casi il lato “interiore” della personalità, connesso maggiormente ad una attività di pensiero e di analisi che ricerca l’aspetto  non apparente dell’esistenza individuale e di gruppo.   Ne subisce sensibili alterazioni la struttura dei consumi del cittadino medio, il quale indirizza la spesa di sovente verso prodotti d’immagine e di stile con l’intento di operare una distinzione rispetto al gruppo, ovvero di sottolineare un’appartenenza ad una specifica categoria sociale;  è il caso dei prodotti della moda e del design in genere, delle automobili, dei telefoni cellulari e di ogni altro bene di lusso ma per questo giudicabile “superfluo”, se si considerano i canoni di un atteggiamento di razionalità economica che vuole soddisfare i bisogni esistenziali degli uomini attraverso il consumo di “utilità” incidenti sugli aspetti essenziali e di qualità della vita.  In tal modo le condizioni caratterizzanti gli standard di benessere economico dei popoli  subiscono gravi fallacie di composizione, poiché gli individui escludono dal paniere dei consumi beni e servizi di maggiore importanza nell’assicurare un dignitoso livello qualitativo dell’esistenza, quali le spese per l’igiene e la salute personale o quelle finalizzate ad una corretta informazione ed ancor più  per un’equilibrata  alimentazione.  Ed  in effetti, in ragione dei bassi redditi disponibili mediamente per i cittadini delle Nazioni anche a maggior sviluppo, l’impiego delle risorse verso l’acquisto di beni  che offrono  soddisfazioni  di tipo “emozionale”  riducono quelle  disponibili per i consumi di altra qualità;  di tale fenomeno si rende responsabile il mondo delle produzioni, orientato com’è all’obiettivo del massimo profitto   che tenta di perseguire mediante l’uso di campagne  informativo-pubblicitarie  diseducanti per il pubblico in genere, poiché pongono l’accento sul lato “onirico” della vita  sollecitando i singoli ad assumere comportamenti  tipici dell’intelligenza emozionale piuttosto che  di razionalità economica.

La soluzione al problema presentato va trovata nello sviluppo  di comportamenti ispirati da atteggiamenti di razionalità, frutto di un attività di pensiero orientata al discernimento delle realtà esistenziali caratterizzanti la vita degli odierni contesti sociali.  E ciò può essere il frutto di un’attenta educazione e formazione scolastica ma anche di un’equilibrata e veritiera informazione, capace di liberare gli uomini dalla fase “onirica” dell’esistenza, che per alcuni aspetti denuncia un comportamento infantile che rifiuta di prendere atto delle reali situazioni di contesto e di affrontarle in ragione delle proprie specifiche responsabilità.   L’emozione è invece la nemica della responsabilità personale e di gruppo, poiché induce alla non analisi delle condizioni  di riferimento, nell’illusione di poter sfuggire al “reale” attraverso la visione onirica, centrata sull’aspetto esteriore delle cose e dei fatti e sull’ipocrisia dei comportamenti.                                                 

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Dottorato di ricerca al MIT-Massachusset. Sociologo e Professor in diverse Università anglosassoni. Oggi studia e ricerca sulle tematiche dell’Antropologia in Israele.

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