Il benessere della persona nelle società contemporanee: Utilità economica e psico-emotiva.

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Nel mondo odierno  domina il cosiddetto “darwinismo sociale”, una sorta di “legge della giungla” pensata da una società fuori di se ed alla rincorsa del benessere materiale (si veda  Ricardo D., Hofstadter R., Galbraith J.K.):

  • impera  l’utilitarismo sfrenato, secondo il quale la ragione d’essere degli individui sarebbe il possesso dei beni materiali e la  ricchezza in ogni sua forma.

In una sorta di cieca e perversa battaglia di “tutti contro tutti”, nella quale hanno la meglio non sempre i “migliori” bensì coloro che si trovano in fortuite condizioni di  vantaggio, anche per censo, o quelli dotati di maggiore cinismo, crudeltà ed attitudine al delitto.

Ne deriva una società devastata dalle diseguaglianze economiche ma non solo, come l’assenza

  • di pari opportunità,
  • di un’adeguata istruzione pubblica,
  • di un efficiente  apparato della pubblica amministrazione ,
  • di un efficace sistema igienico-sanitario.

il riflesso peggiore di questo stato di cose del tutto indesiderabile è che  la massa degli individui esprime una classe politica corrotta e parassita, come un perfetto riflesso delle caratteristiche più salienti della società.

E’ possibile mettere ordine in questa caotica e perversa condizione della vita individuale e collettiva?  

E se sì, in quale modo?

Quest’articolo vuole essere un modesto contributo all’analisi obiettiva  della situazione descritta, la quale potrà essere rimossa essenzialmente destando in una certa quantità di persone una chiara consapevolezza della realtà, mediante l’informazione e la diffusione di alcuni concetti fondamentali caratterizzanti la natura umana.

La prima questione da chiarire è: in cosa consiste il benessere dell’uomo?

Il lettore certamente non avrà riserve di comprensione se l’autore afferma che tale condizione dell’esistenza umana può essere riferita alla presenza di alcune  circostanze e fattori che sono fondamentali per assicurare la soddisfazione di due esigenze vitali della persona:

  • Quelle  economiche, connesse alla necessità di assicurare la propria sopravvivenza fisica in  condizioni esistenziali dignitose e di buona salute, per se stesso ed il gruppo di appartenenza;
  • Quelle psico-emotive, riferibili allo stato della serenità personale, all’equilibrio nei rapporti familiari ed  in quelli sociali in genere, all’autostima ed alla soddisfazione derivante dall’espressione dei propri talenti naturali e delle proprie capacità creative.
  1. Dalla  soddisfazione  della prima categorie di necessità deriva la produzione ed il consumo di ogni tipo di bene e per questo definito capace (il bene) di apportare “utilità economiche”;
  2. Dalle  esigenze connesse alla soddisfazione delle prerogative psico-emotive dell’uomo  si genera invece la necessità di disporre di una serie di fattori e parametri, nella propria esistenza quotidiana,  portatori di “utilità morali”.

Nelle odierne società, a ben vedere, ha preso il sopravvento la soddisfazione del primo genere di esigenza, con la manifestazione di uno sfrenato “consumismo” su basi irrazionali, che nessun rapporto ha con lo svolgimento di una vita dignitosa nell’aspetto materiale dell’esistenza; sembra che l’uomo conosca ed apprezzi solo il valore dell’utilità economica (si veda per tutti,  A. Sen).

L’obiettivo dei molti è il possesso di ogni tipo di bene,il più delle  volte non perché realmente “necessario” bensì per il “piacere” di possedere;  ciò per alcuni diventa prevalenza sugli altri e segno distintivo di maggiori capacità, appunto quelle connesse più tipicamente all’istinto di sopravvivenza, caratteristico della natura animale ma non certo di quella umana.

Complice di tale generale situazione è il potere dominante, che attua ogni genere di azione per fuorviare gli individui nei propri orientamenti, con il fine di “spegnere” negli uomini le loro principali prerogative  quali quelle  dell’intelligenza e della ricerca del vero e del bello, al solo fine di una più agevole supremazia e controllo della società per l’accumulo di ingenti ricchezze a danno dei molti (si veda Ackerman B.A., Akerlof G.A e Dickens W.T.).  

Ne risulta una devastante e diffusa povertà su scala planetaria che ha come risultato anche quello della “miseria” psico-emotiva delle masse, per l’assenza di fattori apportatori delle già dette “utilità morali”(Arrow K.J., Atkinson A.B., Piketty T.) .

I principali strumenti in atto sono quelli della disinformazione, di campagne pubblicitarie fuorvianti  e di una propaganda sistematica tesa ad esaltare negli individui l’aspetto competitività nel possesso dei beni materiali, piuttosto che lo sviluppo della conoscenza e lo studio  dell’arte e della letteratura (Walzer M., Webster M.).

Ne deriva una dottrina economica largamente influenzata dalla cosiddetta teoria del comportamento razionale degli individui basato sulla massimizzazione dell’interesse personale (economia predittiva), cosiddetto utilitarismo (utilità economica), che accentua lo stato delle diseguaglianze poiché le legislazioni dominanti e le politiche economiche incoraggiano l’iniqua e scellerata competitività, fondata sul sopruso dei deboli e di quelli che non presentano condizioni iniziali di pari opportunità (Wilson E.O.).  

Si manifesta in tal modo la supremazia del capitale, il quale controlla i processi economici in atto, assorbendo la gran parte del valore in formazione mediante il profitto (Yerushalmi D.).

Ora a ben vedere, non è certo che la maggioranza degli individui ponga necessariamente l’accento sull’utilitarismo nel  condurre le proprie azioni; anzi è assai possibile il contrario, cioè che una gran parte delle persone mostri sensibilità alle  altrui prerogative, al bene comune ed alla libertà e capacità di agire sulla base delle proprie aspirazioni morali.

Ne risulta un’impostazione della teoria economica chiamata “economia del benessereche considera grandemente l’influenza della scelta “etica” nell’analisi del comportamento economico degli individui (Blackorby C. e Donaldson D.).

Si apre in tal modo un orizzonte di studio e ricerca assai ampio, che fonda la propria azione sulla constatazione che l’interesse  della persona può non coincidere con il proprio tornaconto  inteso come “utilitarismo economico”.

Già tale assunto si mostra sufficiente per mettere in crisi l’approccio teorico della massimizzazione dell’interesse economico, nell’analizzare il comportamento  degli individui; ma in realtà v’è di più, in una prospettiva di studio più aderente alla realtà e meno fuorviante:  il benessere individuale mostra una “dimensione oggettiva” ed un’altra “soggettiva” (per tutti, A. Sen).

Rispetto a tale ultima prospettiva, la scienza sociale in verità brancola nel buio ed appare cieca.

Nel senso che, una volta assegnata la sua funzione ed il suo ruolo alla soddisfazione dell’aspetto economico dell’esistenza, che per ogni individuo non coincide con un medesimo livello di consumi sia nella sua dimensione quantitativa che qualitativa, le persone ricercano altre forme di appagamento nella propria esistenza  che nessun contatto mostrano di avere con il “consumismo”:

la ricerca del proprio Se, delle proprie vere prerogative,

  • l’esigenza di un appagamento del bisogno affettivo,
  • lo sviluppo dell’autostima,
  • la capacità di relazionarsi con l’altro, fattori questi alla base della conquista di uno stato  di profonda serenità ed equilibrio interiore.

I Governi e le istituzioni in genere si mostrano sordi  ed apparentemente indifferenti a tali vitali ed essenziali esigenze degli individui, trascurando di fornire sostegno alla popolazione nello sviluppo della soddisfazione di tale fondamentale aspetto del benessere personale,  il quale comporta:

  • un sistema formativo e scolastico correttamente orientato,
  • un’informazione attenta al problema ed equilibrata nella sua diffusione, e
  • politiche sociali volte ad assicurare la tutela del cittadino rispetto a queste fondamentali espressioni della natura umana.

Gli Stati si prodigano invece  di agire in senso esattamente contrario al dovuto, in questo corrotti nella loro azione dall’interesse di un potere occulto ma dominante che ha l’obiettivo principale d’infliggere agli uomini la perdita delle proprie prerogative naturali, nell’intento di rafforzare il proprio dominio  e riconducendo la vita delle masse al livello di quella animale (si veda su The Global Review, Cohen S.M.)..

Ma l’uomo, secondo l’ordine del creato, non può rinunciare alla sua naturale dignità se non al costo di manifestare  gravi idiosincrasie comportamentali, come:

  • la violenza verso gli altri,
  • il rifugio nelle droghe di ogni genere,
  • la perseveranza nel delitto e nel crimine,

nel tentativo illusorio di “compensare” l’assenza di vera umanità nella propria esistenza attraverso il “sogno” di un  potere che deriva dal sopruso delle altrui prerogative.

E ciò dipende grandemente dall’assenza di consapevolezza nella coscienza di una buona parte degli individui, circa le loro vere esigenze e di un’esatta nozione del “benessere personale”.

La dottrina sociale dovrebbe quindi sviluppare un’attenta analisi del concetto di “benessere” dell’uomo, riferendo lo stesso a due essenziali dimensioni:

  • quella oggettiva, più tipicamente di natura economica, dal quale deriva la produzione del cosiddetto capitale economico”; e
  • quella soggettiva, riferita alla dimensione psico-emotiva dell’esistenza umana, meglio quantificabile attraverso il concetto di “capitale sociale”, la cui formazione, a ben vedere, è sostanzialmente trascurata dalle politiche governative degli Stati moderni.
  • La prima dimensione del benessere necessita, quindi, di sistemi di produzione scevri da situazioni di supremazia e dominio del capitale, in guisa  che si determini una equa distribuzione della ricchezza prodotta, in termini di utilità economiche.

E’ bene precisare al riguardo che il concetto di equità non coincide con quello di “eguaglianza”, poiché quest’ultima  è influenzata dalla manifestazione dei talenti e delle prerogative individuali, che necessariamente si mostrano diverse tra gli individui.

Ed è in ragione di tale constatazione che bisogna trasformare l’attuale competitività economica in una “sfida” fondata sul merito e sulla solidarietà (si veda  sulla The Global Review, Moreno Pierangeli).

  • Il secondo aspetto del benessere, invece, fonda su di un corretto processo di educazione delle masse e, solo dopo, su di un’informazione veritiera e completa, non che su di una serie di politiche sociali volte a sostenere la dimensione interiore dell’esistenza, offrendo delle opportunità di reale incontro e discussione tra gli individui e di sviluppo  delle personali prerogative creative.

A tal fine,  si mostra utile  e necessaria la creazione di appositi centri sociali dedicati allo studio dell’arte, allo svolgimento delle attività ginniche, alla lettura ed allo studio da doversi effettuare nel dopolavoro, non che allo sviluppo di attività di gruppo finalizzate al sostegno a fini di solidarietà di quegli individui  in condizioni di minore benessere, economico e psico-emotivo.

In tal modo, gli uomini riassumono il controllo sulla propria reale natura valorizzando le attitudini interiori e sviluppando il rapporto solidale e cooperativo con gli altri.

Il risultato sarà  quello di una società serena e lontana dalla violenza e dal crimine in ogni sua forma, ma anche di persone consapevoli delle proprie prerogative e maggiormente “intelligenti” ed attente rispetto al proprio ambiente.

E ciò  a dire il vero non è nell’interesse del potere dominante, che perderebbe una delle sue più poderose forze d’influenza:  l’uomo”dormiente” e dimentico di se stesso e delle proprie naturali prerogative.

Si potrebbe pensare quindi che l’autore si mostri pessimista rispetto alla possibilità di vincere pacificamente lo stato attuale delle cose, ma in realtà non è così.

Il lettore deve assumere consapevolezza sull’esistenza di Leggi universali che operano dapprima della creazione dell’uomo, per lo più invisibilmente  ma efficacemente ed instancabilmente, nel ripristinare le  condizioni di equilibrio in tutte quelle situazioni nelle quali la malizia prevalente di un gruppo di uomini ha devastato il naturale ordine esistenziale  delle società e delle moltitudini, al solo fine di arricchimento e di potere personale (Cohen S.M.).

La manifestazione dei Poteri Cosmici direttivi della vita planetaria è già in atto ed è riscontrabile in un poderoso processo di risveglio della coscienza umana verso le proprie prerogative psico-emotive, andando al di la di un’identificazione  dell’interesse personale nel solo tornaconto economico.

E ciò si manifesta in una numerosa moltitudine d’individui:  di per se questo fenomeno si mostra di già sufficiente per “disarcionare” le leve di potere dei dominatori, poiché non vi è alcuna forza in natura più potente di quella del pensiero e delle idee che ne derivano.

About Author

Dottorato di ricerca al MIT-Massachusset. Sociologo e Professor in diverse Università anglosassoni. Oggi studia e ricerca sulle tematiche dell’Antropologia in Israele.

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